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Casino' Sanremo, dall'gioco d'azzardo
al declino |
| Notizia Online sul Casino di Sanremo pubblicata da L'Espresso News |
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Il tavolo
verde e grigio?
Scomparsi i grandi appassionati del gioco d'azzardo,
al Casino' di Sanremo tengono banco anziani,
pensionati e casalinghe. Gli incassi dei Casino' calano.
E c'e' chi pensa a una riconversione dei Casino' all'americana.
Il colpo di grazia a un glorioso passato di perdizione
l'hanno dato i pullman di pellegrini in viaggio verso
Lourdes. Ieri neanche si fermavano, nella Sanremo del
peccato, dell'aristocratica dissipazione, dei amanti del gioco d'azzardo alla Dostoevskij; oggi
fanno tappa fissa al casino', un'ora
alle slot machines per le pie donne dell'assistenza e
un barattolino di gettoni da 25 cents per le casalinghe
disperate, con macchinetta loro dedicata dove vinci mettendo
in fila cinque torte, mattarelli, sacchi di farina. Altro
che i 'porteur', i discussi procacciatori di clienti chiamati
in causa ogni volta che si scopre l'acqua calda, cioe'
che le case da gioco vengono usate anche per riciclare
soldi sporchi, ieri di Tangentopoli e della grande mafia,
oggi, e' storia della settimana scorsa, dei piccoli usurai
di Santa Maria Capua Vetere.
Da dove vengano davvero i clienti del Casino'
di Sanremo, gli appassionati del gioco d'azzardo
lo vedi la domenica mattina a fine messa alla chiesa dei
Cappuccini: su cento fedeli almeno 40, in maggioranza
donne, svoltano a destra e, dieci metri piu' in la' s'infilano
veloci nell'ingresso delle slot machines, il piano basso
del Casino di Sanremo dove entri senza
biglietto né grandi pretese. "Relax transeat, il
divertimento passi, purché con continenza", assolve
padre Candido, il superiore; "se poi perdono tutto
e mi chiedono i soldi per tornare a casa, dico di restituirli
al primo bisognoso che incontrano. Mi arrabbio solo con
quelle signore che fanno pranzo col nostro pacco per i
poveri e la sera in ghingheri sgusciano al Casino'
di Sanremo. E dire che un tempo tutto questo era nostro...".
Vero: il terreno fu espropriato ai Cappuccini nel 1866
e, abbattuto il secentesco convento, il 12 dicembre 1905,
cent'anni fa, vi inaugurarono al suo posto il casino'.
Le slot, si dira', non sono il vero casino',
anche se rappresentano il 70 per cento degli (ormai magri)
incassi del gioco d'azzardo. La storia,
l'allure, la masochista spoliazione di sé, i lenti suicidi
e i volatili arricchimenti di quando uno o piu' vincitori
fanno saltare un tavolo verde e un drappo nero lo ricopre
nel tripudio degli avventori, in apparenza tutto questo
resta, ancorché in tono minore, al piano di sopra: quello
vero, con la roulette francese e i giochi di carte, black
jack, punto e banco, trente et quarante e un paio di varianti
di poker e altri giochi d'azzardo. Ma
se gli stucchi e il decoro esteriore sono intatti, il
drappo nero non lo si vede da due anni. Pessimo segno,
perché per far saltare un tavolo, consumandone la dotazione
di 500 mila euro, bisogna giocare forte: se da tempo nessuno
ci riesce e' perché giocatori del genere non ne vengono
piu'.
Le cifre di bilancio lo confermano: nel 2004 l'incasso
del attivita' del gioco d'azzardo fu
di 103 milioni di euro, nel 2005 raggiungera' a malapena
gli 89 milioni. Per statuto, il 52 per cento va dritto
dal Casino' di Sanremo nelle casse del
Comune, il resto deve coprire le spese di gestione, gli
stipendi di 412 dipendenti, 180 croupier, 10 ispettori
di sala, 20 controllori, l'ospitalita' in albergo per
i clienti con la vocazione a dilapidare ricchezze familiari,
i 18 mila pasti pagati ai quasi 2 mila clienti 'carta
d'argento', 450 'd'oro' e 70 'di diamante', le percentuali
ai tre 'porteurs' rimasti sotto contratto da Sicilia,
Toscana e Piemonte... In calo anche il numero di presenze:
280 mila nel 2004, 15 mila in meno computati per il 2005.
Spariti i Borghi e i De Sica, chi vedi ai tavoli del casino'
di Sanremo? Chi sono oggi i rapresentanti del gioco
d'azzardo? Negozianti. Grossisti. Qualche libero
professionista vestito da libero professionista. L'anziano
agricoltore con la cinta sopra l'ombelico e le bretelle
ma la puntata oculata. Il rampollo pugliese che ostenta
come una medaglia la perdita di un miliardo fra i 18 e
i 26 anni. Donne di casa, di chiesa, di casa da gioco.
E pensionati.
Ecco, soprattutto pensionati. Mica e' semplice invecchiamento
della clientela non compensata da nuove leve fresche di
vizio: il fenomeno svela invece una ragionevolissima logica
di utilizzo delle risorse individuali. Giancarlo Viganoni,
anni 82, ex ballerino con Macario e Wanda Osiris, ex coreografo
tv nel 'Mulino sul Po', viene qui ogni giorno dal 1972,
impeccabile in giacca e cravatta anche se la seconda nel
Casino' di Sanremo non e' piu' obbligatoria
da un decennio e d'estate neanche la prima. Entra alle
14.30, quando apre il piano del Casino'
di Sanremo di sopra, esce verso le 2 di notte. Ogni sera
alle 18 va in chiesa dai Cappuccini: 15 mila presenze,
15 mila messe. Inutili, continua a perdere. Ma che vita
fa? "Ah, una lotta affascinante con il destino! Una
socialitr ricca, perché noi giocatori ci comprendiamo,
ci aiutiamo, conversiamo di cose che conosciamo. E poi
il gioco tiene sveglia la mente". Con una quotidianitr
cose avventurosa, ancorché in un bicchier d'acqua, per
dormire gli basta una stanza in affitto. Cena al Biribissi,
il ristorante interno dai prezzi esorbitanti ma virtuali,
giacché quasi tutti sono ospiti del casino
di Sanremo. Anche Viganoni, 'carta d'argento'. Quanto
gli costa tutto questo bendiddio? "Perdo sui 5 mila
euro l'anno", dichiara. Diviso 365 giorni (il Casino
Sanremo non chiude mai, come un pronto soccorso
e una caserma dei carabinieri) fa 14 euro al giorno. Quand'anche
arrotondasse per difetto, costa sempre infinitamente meno
di una qualunque casa di riposo.
In una Sanremo dove il primo business
sono gli anziani che ci svernano per il clima, il mare
e lo iodio, il Casino di Sanremo e' l'ospizio
perfetto: con retta libera, variabile a seconda di quanto
uno puo perdere. E il migliore spot lo fa la contessa
Anna, un tempo gallerista a Forte dei Marmi, che da 35
anni di soldi ne perde assai piu' dell'ex-ballerino, ma
la mattina, grazie al giro dei appassionati del gioco
d'azzardo, affitta case per una immobiliare:
"Chi ha dispiaceri, guai, malattie, esaurimenti,
venga a Sanremo! Perdendo s'annega ogni
male. Non badi ai possibili tracolli: noi veri giocatori
siamo pieni di risorse, non restiamo mai davvero senza
un soldo...".
Ulteriore sintomo di irrimediabile declino? Dice Annibale
Rigotti, dal gennaio 2003 il direttore dei giochi, che
su tutte le case da gioco pesa la 'concorrenza sleale'
dello Stato, il superenalotto, il proliferare di lotterie,
le slot machines in bar e tabaccherie. In ogni caso "non
ci sono chance di tornare agli antichi splendori perché
non esistono piu gli appassionati del gioco d'azzardo
d'allora". Anche gli alberghi chiudono: sbaraccati
i quattrostelle Astoria, Méditerranée e des Etrangers
e i piu' modesti Nike e Tivoli, gli altri arrancano dribblando
i molti perdenti morosi con ordini di servizio al personale:
"Per il sig. R. R. l'albergo e' sempre completo!".
E i nuovi clienti? Ci sarebbero, ma un'ombra di disappunto
si disegna sul volto del direttore quando pensa a quanti
cinesi affollano Venezia, specie la nuova dépendence Venice Casino (senz'accento e senza malizia)
a Ca' Noghera, che lui contribui' a inventare quando in
Laguna era il vicedirettore. Qua a Sanremo,
invece, si contano sulle dita di due mani. Si', perché
i nuovi Borghi, padroni del gioco d'azzardo
sono loro, i cinesi. Giocano nervosi, perdono che e' un
piacere, hanno business in espansione tali da rimpiazzare
le perdite del gioco d'azzardo: "Ci
piace soprattutto punto e banco", sorride Chen, che
si fa chiamare Ambra, sui trent'anni, negozio di abbigliamento
a Milano, marito e due figli in Cina, dieci giorni in
trasferta ogni mese, perdita nel Casino' di Sanremo dichiarata 5 mila euro a soggiorno.
Coccolarsela, una cosi': invece i giornali cittadini la
bersagliano per la sua presunta eccessiva dimestichezza
nel tessere rapporti con giocatori d'azzardo
di sesso maschile.
E' sparita la vecchia fauna un po' torbida dei tempi andati,
i 'cambisti' che a tassi di usura pagavano assegni ai
disperati, le accompagnatrici colte, eleganti, care si'
ma in grado di reggere un'amabile conversazione come le
ripicche sessuali di un perdente. Le nuove, dell'Est,
300-500 euro al de, a volte c toccato cacciarle via perché
non conoscevano le convenienze, piu' consone come sono
alla logica del 'three cards poker' di prossima introduzione,
gioco sveltina all'americana, McDonald's del divertimento
di massa.
Pare del resto che l'americanizzazione integrale del Casino
di Sanremo sia l'unica via di scampo. A sentire
gli avventori, basterebbe smantellare la farraginosa macchina
amministrativa e l'iperprotetta corporazione dei croupier,
cacciandone la meta'. Qualche dipendente dal dente avvelenato
dice che bisogna spazzar via gli enti locali dalla proprieta'
(80 per cento Comune e 20 Provincia di Imperia) e i politici
dalla gestione (il nuovo cda della Casino'
spa insediato due mesi fa, "gente per bene, per carita',
ma che di Gioco d'Azzardo non capisce
una fiche"). E Rigotti, il direttore? Lui, a sorpresa,
smantellerebbe proprio il Casino' di Sanremo,
almeno quello attuale. Ne costruirebbe un altro, magari
sul lungomare, "un centro di divertimento per tutta
la famiglia, teatro per ragazzi, cinema multisala, fast-food
e ristoranti di lusso, vasto parcheggio gratuito, albergo
a cinque stelle, giochi d'azzardo americani
di ogni tipo, una novita' al mese...". Ci hanno azzeccato,
senza volerlo, gli studenti in gita scolastica delle due
quinte del liceo Sante Simone di Conversano, Bari, che
l'altra domenica, di passaggio per Sanremo alla volta
di Barcellona, volevano visitare il casino':
"Sette euro e mezzo l'ingresso? Diavolo, non e' mica
un museo!". Beata ingenuita'.
L'Espresso |
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