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Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo
pubblicato da Espresso il 5. novembre 2004.
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I Re' del Bingo condannati per riciclaggio.
Sono i re del Bingo e ora stanno invadendo il nostro paese
con le slot machine legali. Stiamo parlando dei fratelli
Joaquin e Jesus Franco. Le societa' dei due fratelli spagnoli
sono nel mirino della stampa sudamericana per i loro passati
legami di affari con un gruppo di riciclatori. In Italia,
invece, sono state prescelte dai Monopoli di Stato come
concessionari e partner nella lotta al gioco illegale.
A stupire non e' tanto il ruolo che i Franco hanno conquistato
nel nostro paese, quanto l'anonimato che circonda le loro
fortune. Le connection del gruppo spagnolo con alcune
societa' che riciclavano denaro sporco riguardavano proprio
la malavita italiana. Eppure se ne parla solo in Spagna
e Sudamerica.
In Italia Joaquin e Jesus Franco sono due illustri sconosciuti
ed e' un peccato perché la storia di questi due fratelli
con la passione per le scommesse e' davvero interessante.
Gia' negli anni Sessanta i fratelli Franco giravano la
Spagna vendendo flipper. Gli affari andavano talmente
bene che qualcuno sospettava una parentela con il 'Generalissimo',
ma era solo un'omonimia. Con l'avvento della democrazia
e la legalizzazione del gioco, i Franco cominciano a costruire
le 'maquinas tragamonedas' e nel 1980 uniscono i loro
destini con quelli di un'altra coppia di amanti dell'azzardo:
i fratelli José Antonio e Javier Sampedro Martinez. Nasce
cose il gruppo Codere, la premiata ditta JJ & JJ,
dalle iniziali dei fondatori. I tempi dei flipper nelle
parrocchie di periferia sono ormai lontani. Codere si
lancia nel business dei casino in Colombia e poi in Cile
e oggi la multinazionale fattura 396 milioni di euro.
Al comando c arrivata la seconda generazione e i vecchi
Franco si sono defilati: vantano sempre una quota del
40 per cento ma sono i Sampedro a controllare Codere con
il 36 per cento grazie a un patto di sindacato con il
fondo americano Monitor (ha rilevato nel 2003 il 12,5
per cento).
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo pubblicato
da Espresso.
Nel 2000, con la benedizione del governo D'Alema, il Bingo
arriva in Italia e Codere si allea con l'immobiliarista
Vittorio Casale e l'ex patron della Sweda, Leonardo Ceoldo.
Nasce Codere Italia, gli affari vanno a gonfie vele: oggi
Codere controlla il 15 per cento del mercato, possiede
le cinque sale piu importanti e ne ha complessivamente
11 aperte e altre tre in rampa di lancio. Gli utili arriveranno
grazie al Bingo interconnesso (che permette di giocare
su piu sale con premi piu alti) e, soprattutto, grazie
alle slot machine. Ristoranti, bar, sale giochi e alberghi
sono gir entrati nell'era delle mangiasoldi legali.
Il primo novembre scorso, i dieci concessionari prescelti
dai Monopoli di Stato hanno collegato alle proprie reti
le 110 mila macchinette presenti nei locali italiani.
E gli spagnoli non si sono fatti cogliere impreparati:
i Franco da soli hanno vinto una delle dieci concessioni,
mentre Codere (Franco, Sampedro e soci) gestira' le machinette
del rivale Lottomatica. Si tratta di un mercato legale,
controllato dai Monopoli ma comunque ad alto rischio.
Eppure in Italia nessuno si chiede se le polemiche sudamericane
nei confronti delle due societa' spagnole abbiano fondamento.
"In 25 anni di attivita', né Codere né Recreativos
Franco, hanno subito una sola condanna né una revoca di
licenza", dice il consigliere di amministrazione
di Codere e avvocato del gruppo spagnolo, Ramon Romero.
Ed e' vero: le accuse contenute nei dossier del governatore
del Parana' in Brasile, Roberto Requiao o nelle interrogazioni
del senatore argentino Daniel Filloy non hanno portato
nemmeno a un capo di imputazione contro Codere o Franco.
C'c stata solo un'azione per scorrettezza amministrativa
da parte del Ministerio Publico Federal in Brasile contro
i pubblici amministratori che dovevano impedire la penetrazione
della mafia nel Bingo. "Ma non e' un'inchiesta penale
come la intendete in Italia. I nostri uomini non sono
indagati", precisa l'avvocato del gruppo Ramon Romero,
"e in buona parte e' gia' stata archiviata".
A pagina 57 della richiesta del MPF (Ministerio Publico
Federal) brasiliano al giudice federale, datata 19 ottobre
1999, si legge: "Il MPF non pun affermare che Recreativos
Franco e' un'impresa della mafia, ma e' possibile dire
che c un'impresa utilizzata e infiltrata dalla mafia".
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo pubblicato
da Espresso.
Quelle accuse sono basate tutte su carte made in Italy
e riguardano le slot machine. Alla vigilia del debutto
dei Franco nell'inedito ruolo di concessionario dello
Stato italiano proprio nelle slot machine, sara' il caso
di dare un'occhiata agli atti dell'operazione 'Malocchio'
coordinata dai pm romani Giovanni Salvi e Pietro Saviotti.
Le indagini condotte dal vicequestore Luca Armeni della
Dia di Roma nel periodo 1997-1998 hanno scoperto una banda
di riciclatori e narcotrafficanti guidata dal boss della
criminalitr romana Fausto Pellegrinetti, tuttora latitante.
Il suo braccio destro era un palermitano con ottime entrature
in America Latina: Lillo Rosario Lauricella. Pellegrinetti
e Lauricella per riciclare 16 miliardi di vecchie lire,
decidono nel 1997 di comprare e installare in Brasile
migliaia di slot machine. Allo scopo, Lauricella aggancia
Recreativos Franco alla Fiera di San Paolo, mediante il
rappresentante del gruppo in Brasile: Alejandro Ortiz.
Inizialmente Lauricella e il suo amico Stefano Rubini
stipulano solo accordi commerciali per distribuire le
macchinette dei Franco. Poi, la joint venture italo-iberica
spicca il volo. Il gruppo Franco, senza coinvolgere Codere,
entra in societr con gli uomini di Pellegrinetti. Le consociate
del gruppo spagnolo diventano cose socie di Giuseppe Aronica
(non e' indagato), fratello della compagna di Fausto Pellegrinetti
in quattro societr brasiliane: Bmt Brasil Maquinas e Tecnologia
Ltda, Dimares Distribuidora de Maquinas recreativas Ltda,
Bingo Matic Produtos Electronics Ltda e Startec. Nessun
manager della Recreativos Franco né tanto meno di Codere
c stato indagato. I pm Saviotti e Salvi hanno invece fatto
condannare gli italiani che riciclavano i proventi del
narcotraffico. Pellegrinetti c stato condannato a 8 anni
per riciclaggio, Rubini a 3 anni mentre Lauricella ha
dovuto affrontare un destino peggiore: dopo avere collaborato
con la giustizia, cavandosela con 3 anni e 8 mesi, e'
stato ucciso a Caracas nel 2002. La Dia ci ha messo un
po' a riconoscerlo per via delle numerose plastiche al
volto che pern non hanno sviato i suoi sicari. Era appena
sceso dal taxi davanti a un Casino.
"Codere non era assolutamente consapevole di chi
fosse davvero Lauricella", spiega l'avvocato Romero
a nome di Codere, "nella sentenza dei giudici romani
nessun comportamento scorretto c addebitato al nostro
gruppo". Anche Lauricella prima di morire ha detto
ai pm che i Franco "sono un'impresa molto seria e
non sapevano chi fosse Fausto Pellegrinetti". Il
boss aveva incontrato i rappresentanti dei Franco in Spagna
e si presentava con un falso nome. Pellegrinetti era gir
stato arrestato per traffico di droga negli anni Ottanta
ed era nuovamente latitante in Spagna, a Torre Molinos,
vicino a Malaga, a seguito di un nuovo mandato del 3 aprile
1997, quando i rappresentanti dei Franco lo incontrano.
Per non parlare di Stefano Rubini e Lillo Lauricella,
che mantenevano i contatti con il gruppo Franco per conto
di Pellegrinetti. Rubini era gir stato arrestato per riciclaggio
nel 1989 dalla polizia spagnola mentre Lauricella, che
giustificava la sua disponibilitr miliardaria con investimenti
nell'isola di Cavallo, proprio per quegli investimenti
era stato arrestato nel 1995 dai francesi. Lauricella
e Rubini si presentavano come affermati immobiliaristi.
Inoltre, le loro vicende giudiziarie non avevano portato
a sentenze di condanna; ma forse i Franco potevano essere
piu prudenti. "I nostri rappresentanti", replica
il consigliere di Codere Ramon Romero, "non possono
fare indagini su tutti i loro interlocutori e poi Lauricella
era stato presentato da Ortiz e per il gruppo Franco era
una garanzia sufficiente". Pur non avendo mai indagato
sui Franco, la Dia c perplessa per il comportamento dei
rappresentanti del gruppo. "Piuttosto ambiguamente",
secondo il rapporto conclusivo della Dia di Roma "si
presenta il contenuto di un fax inviato da Jimenez Manuela
(rappresentante commerciale dei Franco, ndr) a Lillo Rosario
Lauricella intercettato il giorno 14 novembre del 1997
alle ore 20 con il quale sono stati trasmessi degli articoli
di stampa apparsi su alcuni quotidiani di San Paolo del
Brasile. Particolarmente significativo appare quello che
riporta i contenuti di una legge in di scussione al Senato,
finalizzata all'introduzione di pene piu severe per contrastare
il fenomeno del riciclaggio. Non si spiega il motivo di
inviare un articolo riguardante le modifiche legislative
in materia di riciclaggio se non con il preciso intento
di mettere in guardia l'interlocutore, affinché ne tragga
le oppurtune considerazioni e prenda le adeguate contromisure
nello svolgimento dell'attivitr 'a rischio'". Negli
atti della Dia si riporta anche un colloquio in cui Stefano
Rubini (uomo del boss Pellegrinetti) offre a Manuela Jimenez
(rappresentante dei Franco) un pagamento mediante fondi
neri. Rubini spiega che hanno "un problema di b...".
La conversazione si tiene in spagnolo e la Dia nota che
'b' potrebbe significare in quel contesto 'blanqueo',
cioc lavaggio di denaro. Anche perché nella stessa riunione,
nella sede della societr Cmp di Roma, Rubini dice a Manuela
Jimenez: "Temos muitissimo dinhero a ser limpo",
che si potrebbe tradurre cose: "Abbiamo moltissimo
denaro da pulire". Lauricella, interrogato sul punto,
sostiene che alla rappresentante dei Franco "non
interessava da dove veniva il denaro". E comunque
va detto che Manuela Jimenez respinge il pagamento mediante
i fondi neri. Anche se, pur non volendo partecipare in
prima persona ad operazioni illecite, i rappresentanti
del gruppo Franco restano in societr con questo strano
gruppo di imprenditori dai fondi enormi, ma poco limpidi.
Articolo sulle Slot machines nelle Sale Bingo pubblicato
da Espresso.
L'inchiesta italiana e' deflagrata in Brasile come una
bomba. Nell'azione del Ministerio Publico Federal, abbondantemente
rilanciata dal senatore Roberto Requiao, ora diventato
governatore dello Stato di Paranr, e in Argentina dal
senatore Daniel Filloy, si adombrano addirittura rapporti
di tutto il gruppo Codere con i cartelli colombiani. Accuse
gravissime, che pern sono basate su mere deduzioni logiche.
I magistrati brasiliani partono dalla constatazione che
il gruppo Codere controlla il Gran Casino di Cali, in
Colombia, per arrivare ad affermare che ci sono pesanti
indizi di un collegamento del gruppo con i cartelli colombiani.
"C un'accusa ridicola", replica Ramon Romero
per Codere "in Colombia siamo presenti in virtu di
un accordo con una societr governativa che si occupa di
sanita'. Gestiamo un casinn piccolissimo e non esiste
nessuna inchiesta. Tanto meno per riciclaggio".
Anche negli Stati Uniti, i Franco sono
nei guai. Un rampollo della dinastia, Joaquin, presente
nei consigli del gruppo Franco e attivo in Arizona con
una societr esterna al gruppo Codere, c stato arrestato
in agosto per corruzione. "Confidiamo che la posizione
del giovane Franco si chiarisca presto. Comunque, in
25 anni di attivita' ", precisa sempre Ramon Romero,
"abbiamo subito molte inchieste da parte dei governi
di molti paesi e anche da parte delle maggiori istituzioni
finanziarie, per ottenere e mantenere le nostre licenze.
E ne siamo sempre usciti puliti. Nel 1998 abbiamo passato
anche l'esame della Consob spagnola per la quotazione
in Borsa che abbiamo rimandato solo per il cattivo andamento
del mercato finanziario. Siamo una societr trasparente
e puntiamo a essere partner dello Stato, per il quale
raccogliamo le imposte".
Effettivamente in Italia Codere ha scelto
due soci che sono stati sempre in buoni rapporti con
il ministero delle Finanze: Vittorio Casale e Leonardo
Ceoldo. Casale ha costruito in passato con la sua Operae
Spa, immobili per il Ministero, mentre Ceoldo si occupava
fino al 1990 dei registratori di cassa con la sua Sweda.
Casale vanta anche ottimi rapporti con le forze dell'ordine.
Nella sede della sua societr sono affisse le gigantografie
dei comandi dei Carabinieri costruiti in tutta Italia,
da Bologna a Pontremoli a La Spezia. Personaggio trasversale,
in buoni rapporti con le coop della Lega e con l'Unipol,
ma anche con Carlyle e i fondi del Pentagono, Casale
controlla un colosso immobiliare da 500 milioni di euro.
Massone dichiarato, amico dei servizi segreti e degli
Stati Uniti, come presidente di Codere Italia, Casale
ha voluto un generale di corpo d'armata della Guardia
di Finanza in pensione: Sergio Frea. Sia Casale che
Ceoldo sono citati (ma non indagati) nell'inchiesta
della Dia di Napoli sulla loggia massonica deviata di
Salvatore Spinello, l'anziano gran maestro arrestato
nel 2000 insieme al figlio Nicola dalla Dda di Napoli
con l'accusa di aver violato la legge Anselmi. Padre
e figlio, secondo i magistrati napoletani "promuovevano
e dirigevano un'associazione segreta e svolgevano attivitr
dirette a interferire nell'esercizio di funzioni di
organi costituzionali come il Parlamento". Spinello
aveva ottimi rapporti con riciclatori e mafiosi di spicco
come Angelo Siino. Un massone all'italiana, con ottime
amicizie tra i socialisti che parlava dei massimi sistemi
con un filosofo specchiato come Vittorio Mathieu, presidente
dei probiviri di Forza Italia ma che, secondo Siino,
avrebbe concordato con i mafiosi l'appoggio elettorale
a un senatore democristiano. E ancora, sempre secondo
Siino, si muoveva per far trasferire a Roma Giovanni
Falcone, annunciando al mafioso il passaggio al Ministero
un anno prima che avvenisse.
Casale e Ceoldo non hanno nulla a che
fare con queste storie ma sono citati nelle intercettazioni
di Spinello. E per questo sono stati perquisiti, ma
non indagati. "Sono massone da tre generazioni",
dice Casale "e quando Salvatore Spinello mi chiese
la sede della mia societr per una riunione massonica,
gli dissi di se. Era un gran maestro e mi fu presentato
tanti anni fa da persone di grande rilievo. Appena mi
sono accorto che si circondava di brutti ceffi",
continua Casale, "lo buttai fuori".
Ceoldo, invece, c citato nell'ordinanza
di arresto perché - secondo l'autista di Spinello -
avrebbe potuto influire in favore di Spinello sulla
Guardia di Finanza. "Ho solo avuto a libro paga
per qualche tempo il figlio di Spinello, Nicola, che
faceva il fiscalista", dice Ceoldo: "Era anche
bravo tanto che stipulai con lui un contratto continuativo.
Ai magistrati ho consegnato tutte le fatture. Non ho
mai avuto a che fare con la massoneria né sono mai intervenuto
sulla Guardia di Finanza".
Nell'inchiesta emergono anche i collegamenti
di Casale con i servizi segreti. Ma l'imprenditore parmense,
che ha recentemente acquistato un palazzo a Roma in
piazza del Parlamento per affittarlo alla Camera dei
deputati, non fa nulla per nascondere i suoi buoni rapporti
con i servizi. Anzi: si dice in giro che sia entrato
nel business del gioco proprio con la benedizione degli
'apparati statali' che volevano controllarlo. Anche
a livello locale i soci di Codere Italia sono personaggi
di respiro 'atlantico'. Per esempio, le tre sale Bingo
di Codere nella provincia di Catania, sono state fondate
insieme ai figli del cavaliere del lavoro Mario Rendo,
da sempre in ottimi rapporti con i repubblicani italiani
e con l'amministrazione repubblicana statunitense.
Articolo sulle Slot machines
nelle Sale Bingo pubblicato da Espresso.
Quante ombre sulle scommesse
I guai con la giustizia dei partner italiani della societr
dei Franco
Gli spagnoli di Recreativos Franco, nonostante le scelte
poco oculate dei partner italiani per i loro affari
brasiliani, non hanno mai subito una condanna. Qualcun
altro tra i concessionari italiani che gestiranno la
rete delle slot machines non pun fare altrettanto.
Per esempio, Maurizio Ughi, presidente
della Snai, che controlla quasi il 20 per cento delle
scommesse sportive italiane e che ora
si c lanciata nel Bingo e nelle slot
machines,
e' stato condannato per aggiotaggio.
Secondo i giudici milanesi, Ughi annuncin l'imminente
possibile convocazione di un'assemblea straordinaria
della Snai per deliberare il riacquisto del 10 per cento
delle azioni della societa'. L'evento non avvenne mai,
ma la quotazione della societa' in Borsa fece segnare
un piu 8 per cento. Ughi ha sempre negato di avere fatto
al giornalista del 'Sole 24 Ore' quella dichiarazione.
Guai giudiziari li ha avuti anche la
Sisal, che controlla Superenalotto, Tris e Totip. Il
socio di maggioranza, Rodolfo Molo, ha patteggiato la
condanna a nove mesi per false fatturazioni e appropriazione
indebita. Secondo il pm Paolo Ielo, la Sisal sovrafatturava
alle societa' di pubblicita' negli anni Novanta per
costituire fondi neri per miliardi di lire che poi finivano
in parte sui conti di Molo. Dopo aver restituito 24
miliardi di lire nel 2001, Molo ha patteggiato una condanna
a 20 mesi. Grazie alla riforma del falso in bilancio
nel settembre scorso la pena c scesa a nove mesi. Molo
a seguito dell'inchiesta si c dimesso da presidente
di Sisal. Ma nel maggio del 2003 ne c diventato presidente
onorario.
Anche i concessionari che sono
appena sbarcati in Italia per gestire la rete delle
slot machine hanno qualche
ombra nel passato. La Gtech, il gigante americano delle
lotterie e delle scommesse con un fatturato
di un miliardo di dollari, recentemente c stata coinvolta
in un'inchiesta in Brasile. Waldomiro Diniz, uomo di
fiducia del presidente brasiliano Lula da Silva, ha
ammesso di avere incontrato Carlinhos Cachoeira, il
boss delle scommesse clandestine di
Rio de Janeiro nel 2003 per fare da intermediario tra
il boss e due direttori della Gtech. Gtech, secondo
Diniz, mirava al rinnovo di un contratto di gestione
delle lotterie da 130 milioni di dollari.
Slot machines nelle sale Bingo di Marco
Lillo
Espresso, 5 Novembre 2004 , Polemiche
sui Slot machine in Italia
vedi anche: Bingo
Bingo
Virtuali
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