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Articolo sul Gioco d'azzardo patologico tratto da Psico-pratika
- Numero 14, nel 2005 indietro
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Il DSM-IV (1994) definisce il gioco d'azzardo
patologico "un comportamento persistente, ricorrente,
disadattivo di gioco d'azzardo che
compromette il funzionamento personale, sociale e lavorativo
dell'individuo".
Nota: Sono definiti giochi d'azzardo
tutti i giochi il cui risultato e' determinato dal caso.Tale
patologia, inserita nella categoria dei Disturbi del
Controllo degli Impulsi, viene diagnosticata in base
alla presenza dei seguenti criteri:
"A. Persistente e ricorrente comportamento di
gioco
d'azzardo maladattivo, come indicato dai seguenti
punti:
1) il soggetto e' eccessivamente assorbito dal
gioco
d'azzardo (ad es. e' eccessivamente assorbito
nel rivivere esperienze passate di
gioco d'azzardo,
nel programmare le future, nel pensare a come procurarsi
il denaro necessario per giocare);
2) ha bisogno di giocare con quantita' crescenti di
denaro per raggiungere l'eccitazione desiderata;
3) ha tentato ripetutamente, senza successo, di interrompere
o almeno di ridurre e controllare il
gioco d'azzardo;
4) e' irritabile, inquieto quando tenta di ridurre o
interrompere il
gioco d'azzardo;
5)
gioca d'azzardo per sfuggire problemi
o per alleviare un umore disforico (ad es. sentimenti
di colpa, ansia, impotenza, depressione);
6) dopo aver perso al gioco spesso torna un altro giorno
per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite);
7) mente ai membri della famiglia, al terapeuta o ad
altri per nascondere l'entita' del proprio coinvolgimento
nel
gioco d'azzardo;
8) ha messo a repentaglio o perso una o piu' relazioni
significative, il lavoro od opportunita' scolastiche
o di carriera per il
gioco d'azzardo;
9) ha commesso azioni illegali come falsificazione,
frode, furto, appropriazione indebita per finanziare
il
gioco d'azzardo;
10) si affida ad altri per reperire il denaro necessario
ad alleviare una situazione finanziaria disperata causata
dal
gioco d'azzardo;
B. Il comportamento di gioco d'azzardo non e' meglio
attribuibile ad un episodio maniacale".Spesso i
giocatori d'azzardo patologici vengono
considerati dei "viziosi".
La scienza ci dimostra invece come si tratti di una
vera e propria malattia, di una dipendenza che, come
altre forme di dipendenza quale ad esempio l'alcolismo,
e' compulsiva, progressiva, cronica.IL GIOCATORE PATOLOGICO
La propensione al
gioco e' presente
in ognuno di noi.
Probabilmente potremmo tutti definirci giocatori occasionali
(scommettiamo in occasione dei Mondiali di calcio) o
regolari (ogni settimana compriamo un "gratta e
vinci").
In questi casi il gioco rappresenta un passatempo, un'attivita'
piacevole, il sogno di una vincita che permetterebbe
di abbandonare una quotidianita' forse un po' noiosa
e frustrante, ma per il
giocatore d'azzardo
patologico il gioco "e' tutto", non esistono
stimoli altrettanto forti.
Anche quando non gioca, egli puo' trascorrere il tempo
leggendo articoli su gli sport sui cui scommette, elaborando
delle probabilita', studiando delle schedine.
Nei luoghi del gioco incontra persone che condividono
la sua stessa passione, che non lo disapprovano come
possono al contrario fare familiari e amici.
In questi luoghi egli si sente a suo agio, prova un
senso d'appartenenza che puo' essere forte quanto il
desiderio intenso di vincita. Le motivazioni al gioco
possono essere le piu' diverse.
Ho citato il desiderio di vincere denaro, di procurarsi
una vita sociale piu' ricca, di vincere la noia, di
vivere uno stato di eccitazione ma esistono studi interessanti
relativi al ruolo di altre variabili specifiche quale,
ad esempio, l'autostima (si e' ipotizzato che una scarsa
autostima possa rendere un individuo particolarmente
vulnerabile alla nascita di ossessioni che lo libereranno
dalla bassa considerazione che ha di se' stesso permettendogli
di immaginarsi come ricco, potente, ricercato, amato).
Tali motivazioni possono presentarsi come piu' o meno
marcate o, al contrario, equilibrate tra loro.
Ogni giocatore in realta' e' storia a se': possono esserci
caratteristiche comuni ma e' necessario cogliere la
specificita' di ogni caso sia nelle motivazioni che
hanno portato al gioco compulsivo, sia nella gestione
di questa problematica da parte del soggetto e del suo
sistema relazionale, in modo da poter pianificare anche
interventi di recupero mirati e funzionali.La scienza
non e' attualmente in grado di spiegare perche' alcune
persone sviluppino un'attivita' di gioco dipendente,
puo' solamente offrire delle teorie ognuna delle quali,
probabilmente, non sarebbe in grado di spiegare da sola,
in modo completo e soddisfacente, la nascita e il mantenimento
del comportamento di gioco problematico.
Come spesso accade in psicologia, sono gli approcci
eclettici ad apparire piu' utili e promettenti.IL SISTEMA
RELAZIONALE DEL GIOCATORE PATOLOGICO
Per ottenere un quadro il piu' possibile completo della
dipendenza dal
gioco d'azzardo, e'
necessario considerare, sia pure brevemente, il ruolo
che familiari e amici possono svolgere nell'insorgenza
e/o nel mantenimento del comportamento problematico.
Inoltre e' sicuramente necessario considerare l'impatto
che tale patologia puo' avere su questi e il ruolo che
essi possono svolgere nel sostenere il soggetto che
abbia intrapreso un percorso di recupero.E' stato messo
in luce come spesso il partner di un giocatore problematico
assuma, sia pure inconsapevolmente, il ruolo di co-dipendente.
Inizialmente il partner giocatore appare come una persona
attiva, piena di risorse, fortunata, brillante e generosa
(tende infatti a condividere le sue vincite con gli
altri acquistando regali, offrendo cene, etc).
La sua attivita' di
gioco e' percepita
come positiva o comunque innocua.Quando il gioco inizia
ad intensificarsi (e quando di conseguenza le perdite
diventano piu' frequenti) il giocatore inizia a mentire:
parlera' ed enfatizzera' esclusivamente le vincite,
utilizzera' il denaro messo da parte dalla famiglia,
mentira' sui prestiti richiesti e sui debiti contratti.
Se inizialmente il partner ignora la situazione, i primi
dubbi sorgeranno quando lo stile di vita comincera'
a modificarsi in modo piu' visibile: le assenze del
coniuge piu' frequenti e lunghe, un suo diminuito interesse
per le vicende familiari, le prime telefonate di creditori
spazientiti che esigono la restituzione del prestito.
Le giustificazione che il giocatore fornisce non sono
piu' sufficienti, la verita' emerge.
Il partner, finora all'oscuro di tutto, si trova di
fronte a un coniuge disperato che si scusa e giura che
non giochera' mai piu', mai piu'.
L'altro gli crede perche' gli vuole bene, perche' ha
comunque fiducia in lui, forse perche' prova dei sensi
di colpa e anche perche' c'e' un immagine sociale da
salvaguardare.
Eccolo allora darsi da fare ad esempio vendendo oggetti
di valore personali, umiliandosi a chiedere prestiti
in banca, ai parenti (nascondendo pero' le cause del
prestito), compiendo cioe' azioni che lo portano ad
assumersi responsabilita' che spetterebbero invece al
coniuge giocatore dipendente.
Se la situazione inizialmente sembra migliorare, in
realta' precipita.
Il giocatore dipendente presto ricomincera' a giocare
e, non potendo piu' chiedere prestiti, potrebbe arrivare
a compiere anche azioni illegali quali falsificare assegni,
compiere furti sul lavoro, azioni a cui faranno seguito,
inevitabilmente, le prime denunce, i primi arresti.
Spesso sono proprio eventi di questo genere che spingono
alla decisione di richiedere un aiuto professionale.
Questo diventa l'unica possibilita' per tentare di ricostruire
un sistema familiare non in grado di gestire una situazione
di disagio, conflittualita' e grave rischio per un adeguato
sviluppo socio-emotivo degli eventuali figli presenti
nel sistema (a tale proposito ecco dei dati a mio avviso
significativi: e' stato osservato come i risultati scolastici
dei figli di giocatori patologici siano di molto inferiori
a quelli di coetanei figli di genitori non giocatori
o giocatori non patologici; i figli di giocatori patologici
presentano inoltre un tasso di abuso di alcool o alte
droghe maggiore e sono maggiormente esposti al rischio
di sviluppo di problemi di gioco patologico?).Ho delineato
brevemente cio' che spesso accade nel sistema familiare
di un giocatore problematico.
Come ho gia' sottolineato nella premessa, le situazioni
possono essere le piu' diverse: ad esempio ci sono coniugi
di partner giocatori dipendenti che, esasperati, lasciano
il compagno decidendo di non assumersi piu' alcun responsabilita'
cosi' come ci sono figli di giocatori compulsivi che
sviluppano comportamenti antisociali e violenti, altri
invece atteggiamenti di chiusura e solitudine.Anche
i rapporti con i parenti, i vicini, i colleghi di lavoro
possono essere i piu' diversi.
Alcuni possono accorgersi da subito di cio' che sta
accadendo e favorire la decisione del giocatore e/o
nel partner del giocatore di richiedere un aiuto professionale.
Altri potrebbero manifestare disprezzo o comunque la
volonta' di non essere coinvolti.
Altri ancora potrebbero, sia pure inconsapevolmente,
rinforzare il comportamento del gioco problematico assumendo
cosi' il ruolo di co-dipendenti.
Ancora una volta tento cioe' di sottolineare quanto
sia importante, al di la' dei temi ricorrenti che gli
studi affermano essere rintracciabili in ogni situazione
di gioco problematico, riconoscere la specificita' di
ogni caso, i diversi e nuovi elementi che possono farvi
parte, il diverso peso che possono assumere.
Solamente questo, a mio avviso, permette di cogliere
con pienezza la problematicita' di un caso e, di conseguenza,
di pianificare un intervento di recupero dalle maggiori
possibilita' di successo.I GIOCATORI D'AZZARDO PATOLOGICI
SONO RECUPERABILI?
Il recupero e' certamente possibile pur prospettandosi
come faticoso, lungo e complesso.
Gli approcci che appaiono piu' utili prevedono terapie
individuali ma anche familiari e di gruppo, promuovono
gruppi di auto-aiuto, offrono un sostegno anche da un
punto di vista legale.
I trattamenti piu' vincenti risultano essere cioe' quelli
eclettici, che prevedono l'intervento e la collaborazione
di diversi professionisti.CONCLUSIONI
A mio avviso il messaggio piu' forte da estrapolare
e' quello della prevenzione.
Ogni Governo ha il dovere di mettere in atto interventi
che favoriscano la conoscenza di questo tipo di patologia
in modo da contenerne lo sviluppo.
Deve poi prevedere adeguati interventi di recupero:
un giocatore patologico non puo' essere lasciato a se'
stesso perche' non si puo' guarire ne' imparare a controllare
una dipendenza da soli.
Dal momento che e' poi il Governo di un paese a gestire
il
gioco d'azzardo, diventa sua precisa
responsabilita' farsi carico di ogni possibile conseguenza.Credo
inoltre che una particolare attenzione preventiva debba
essere rivolta agli adolescenti e ai giovani.
La letteratura mondiale conferma: la maggior parte dei
giocatori patologici ha iniziato tale attivita' in eta'
adolescenziale e la percentuale di giovani affetta da
gioco d'azzardo patologico e' di tre
volte maggiore rispetto a quella riportata tra gli adulti.
Le istituzioni educative potrebbero ad esempio progettare
dei programmi educativi che, cosi' come accade oggi
relativamente al fumo, alla guida automobilistica e
alle droghe, permettano alla popolazione piu' giovane
di conoscere questa realta' aiutandoli a sviluppare
un approccio responsabile al gioco.
Infine ritengo utile illustrare come diversi studiosi
e operatori stiano ipotizzando l'apertura di comunita'
terapeutiche per
giocatori d'azzardo
patologici.
In realta' strutture comunitarie di questo genere esistono
gia' nel Nord America (U.S.A. e Canada) e in base a
tale esperienza, sembra che possano offrire maggiori
percentuali di successo nel trattamento della patologia,
soprattutto nei casi di pazienti con particolari difficolta'
di inserimento sociale e/o con altre gravi patologie
a carico.
Tali comunita' non solo sostengono il giocatore nel
suo percorso di recupero ma lo preparano anche al reinserimento
nel mondo del lavoro e piu' in generale ad un'integrazione
sociale in modo che il soggetto si senta forte non solo
all'interno della comunita' ma anche al di fuori di
questa, nella realta', pronto ad affrontarla fornito
di tutte le risorse necessarie.BIBLIOGRAFIA
DAVISON G.C., NEALE J.M. (2000), Psicologia clinica.
Seconda edizione italiana condotta sulla settima edizione
americana, Zanichelli, Bologna.DICKERSON M. (1993),
La dipendenza da gioco. Come diventare giocatori d'azzardo
e come smettere, Edizioni Gruppo Abele, Torino.FRUGGERI
L. (1997), Famiglie. Dinamiche interpersonali e processi
psico-sociali, La Nuova Italia Scientifica, Roma.GUERRESCHI
C.(2000), Giocati dal gioco. Quando il divertimento
diventa una malattia: il gioco d'azzardo patologico,
Edizioni San Paolo, Alba (Cuneo).WILLIANS A. (2000),
Gioco d'azzardo. Un affare di famiglia,
Editori Riuniti, Roma.www.sosazzardo.it, www.siipac.it
Dalila Borrelli
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