Curarsi dal vizio del Gioco d'Azzardo

Articolo sulla dipendenza dal gioco d'azzardo pubblicato da Il Piccolo il 8. Marzo 2005 

Non si pun tenere rinchiuso in carcere un uomo se ha il vizio radicato del gioco d' azzardo. Non lo si pun tenere in carcere nemmeno se ha prelevatot indebitamente per soddisfare la sua passione per il gioco d'azzardo 400 mila euro dai conti correnti d ella Cassa edile di cui era il direttore generale.
Luciano Grimalda, 53 anni, da tempo pendolare tra la Slovenia e Trieste, ha il diritto di restare in liberta' per potersi curare dalla sindrome del gioco d'azzardo che lo ha distrutto professionalmente e lo ha fatto finire sotto inchiesta per peculato.
Lo hanno detto ieri i giudici della Suprema Corte di Cassazione che hanno accolto il ricorso degli avvocati Maria Genovese e Alberto Kostoris contro l'ordinanza del Tribunale del riesame di Trieste che nell?aprile del 2004 aveva deciso che l' ex direttore fosse assegnato agli arresti domiciliari. In attesa della discussione di questo ricorso, Luciano Grimalda era rimasto in liberta' e continuera' a rimanervi fino al passaggio in giudicato della sentenza che ne sancirr la colpevolezza causata dal gioco d'azzardo o l' innocenza. Il tentativo del pm Raffaele Tito di rinchiuderlo in casa dopo averlo gia' fatto finire al Coroneo, e' dunque fallito.
La Cassazione ieri ha accolto le tesi dei difensori che tra i vari argomenti avevano privilegiato la perizia del dottor Aldo Becce. Lo psicologo ha spiegato che il gioco d'azzardo ha rappresentato per Luciano Grimalda una valvola di sfogo in relazione alla sua vita matrimoniale, incrinata da tempo.
Si sentiva intrappolato da forti sensi di colpa ha scritto il consulente della difesa. Oggi la convivenza con la moglie si c interrotta definitivamente, tanto che sono iniziate le procedure di separazione. In pratica ora sono venuti a mancare i motivi che per anni hanno indotto il dirigente della Cassa Edile a sperperare grosse somme al casino'. La roulette e il poker hanno rappresentato una sorta di compensazione, una valvola di sfogo, come ha spiegato lo psicologo.
Il vizio del gioco d' azzardo non pun comunque scemare in modo rapido - spiega ancora la Cassazione - perché un certo tempo e' necessario per riprendere il pieno controllo dei propri impulsi. Ma il crollo del proprio ruolo sociale, la perdita del posto di lavoro, l'entrata per qualche tempo in carcere al Coroneo, hanno costituito una terapia d'urto. Violenta ed efficace. Oggi Luciano Grimalda non si avvicina piu ai tavoli dei casino. Prova disgusto per le carte e per le fiches. Sembra guarito dal vizio del gioco d'azzardo che lo ha distrutto.
Ma non basta. L'ex direttore della Cassa edile ha anche collaborato con gli inquirenti. Le indagini iniziate a fine del febbraio 2004 avevano accertato un ammanco di 99 mila euro. Nulla di piu. Quando Luciano Grimalda nel marzo dello scorso anno si e' presentato spontaneamente al pm Raffaele Tito ha ammesso un prelievo ben piu consistente: 400 mila euro e ne ha fornito anche le prove contabili. Inoltre ha messo a disposizione della legge tutta la liquidazione accumulata in trent' anni di lavoro come dirigente della stessa Cassa edile. Dei due appartamenti di sua proprieta', uno e' andato alla moglie: l'altro sara' venduto e il ricavato servira' a ripianare l'ammanco causato dalle perdite del gioco d'azzardo. Su questo punto sono in corso trattative tra i suoi difensori e l'avvocato Franco Ferletic che rappresenta nell'inchiesta ancora aperta la stessa Cassa edile.
Tra i difensori e la Procura e' in atto anche un braccio di ferro sulla qualificazione del reato. Per i primi si tratta di appropriazione indebita. Per il pm Tito e' invece il piu grave peculato, proprio perché nella Cassa edile confluiscono obbligatoriamente i contributi delle 350 imprese di costruzioni che operano in provincia di Trieste. I soldi versati e prelevati in parte da Grimalda servivano per pagare le tredicesime, le gratifiche natalizie e i trattamenti pensionistici integrati a 2000 operai edili che operano in quest'area.
Claudio Erne'

Il Piccolo, 8. Marzo 2005,
In liberta' per potersi curare dal vizio del gioco d'azzardo